01
09
2016

Vitamina C: tra volontariato e nuove forme di lavoro

A cosa servono le vitamine? A rafforzare gli organismi facendoli stare al meglio e in buona salute. Vitamina C vuole essere il tentativo di innovare fortemente il complesso del volontariato varesino spingendolo oltre a quelli che sono i suoi limiti storici e fattuali. Il modello classico del volontariato passa attraverso la vita associativa e raccoglie soprattutto persone mature, a volte anche avanti negli anni. Spesso però i giovani ne restano a margini, se si escludono alcuni specifici settori come la protezione civile o i volontari del soccorso.

Troppo facile dire che non sono portati al volontariato, i fatti dimostrano che, quando ve ne è l’occasione,  i giovani corrono. Penso al grande successo che ha avuto tra di loro l’opportunità di operare all’Expo di Milano o al rimboccarsi le maniche durante l’alluvione di Genova. E allora questo cosa vuol dire? Probabilmente che le nuove generazioni esprimono una sete di volontariato che è diversa da quella tradizionale, non lo sostituisce ma gli si affianca e nel contempo necessita di ambiti diversi di aggregazione. E’ il modello tradizionale della separazione netta tra tempo dedicato al lavoro e tempo libero che è entrato in crisi.

Se in passato il volontariato era uno dei modi con cui il cittadino disponeva del suo tempo libero, ora che si entra nel mondo del lavoro sempre più tardi e con minori certezze, i giovani vivono una dimensione fluida dove l’impegno per il prossimo e la comunità non è distinto dalla propria azione lavorativa, ma in qualche modo vi si intreccia. Sempre più il volontariato diventa una delle esperienze in funzione della propria formazione umana e curriculare. Persino nei colloqui di lavoro le competenze acquisite nell’azione volontaria, una volta neglette o guardate addirittura con sospetto, oggi sono riconosciute ed apprezzate. Se questo è lo scenario ecco l’idea di realizzare un ambito, che è anche uno spazio fisico, dove i giovani possano anzitutto uscire dal rischio di isolarsi ma soprattutto trovino le condizioni ottimali per sviluppare le proprie competenze e capacità, sia in una prospettiva di creare una propria attività, sia mettendo a disposizione della comunità le proprie energie.

VitaminaC è quindi un progetto innovativo per il cui tramite Cesvov ha creato nella veranda della propria sede di Villa Perabò degli spazi di lavoro condiviso (coworking), in cui chi accede sviluppa la propria imprenditorialità creando una comunità di professionisti.  Non sappiamo a priori, a fronte di un’idea così fuori dagli schemi usuali, se si otterranno gli effetti sperati, ma crediamo comunque che l’incrocio virtuoso tra volontariato e nuove forme di lavoro sia il futuro del terzo settore.

Autore: Maurizio Ampollini

Opero da lungo tempo nel volontariato a livello locale e nazionale, avendo ricoperto anche diversi incarichi dirigenziali soprattutto nell’ambito delle associazioni di pubblica assistenza. Dopo aver insegnato presso diverse scuole medie superiori, ho diretto l'Archivio Storico e la Biblioteca Generale del Seminario Arcivescovile di Venegono Inferiore. Ho curato diverse pubblicazioni dedicate al terzo settore e alla storia locale. Dal 1999 sono direttore del Cesvov.

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VITAMINA C:
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