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02
2020

Special Olympics 2020: Sport e Salute a Varese

 Quest’anno, dal 13 al 18 giugno, Varese ospiterà le Special Olympics (ovvero i Giochi Olimpici degli atleti con disabilità intellettiva), una manifestazione altamente inclusiva che concorre a ricordare gli effetti positivi che lo sport e la partecipazione ad un gruppo atletico possono apportare a tutti. In generale, infatti, i vantaggi della pratica ginnica possono dirsi ascrivibili ad una migliore salute, fisica certamente, ma anche mentale. Proviamo qui a comprendere meglio il concetto di salute mentale e capire a che punto è la ricerca scientifica sul tema.

COSA SI INTENDE PER SALUTE MENTALE? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute mentale è una componente essenziale dell’equilibrio ovvero di “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” in cui un individuo è in grado di porre a frutto le proprie competenze cognitive ed emozionali e di esercitare un ruolo fattivo nella società, soddisfacendo alle proprie esigenze quotidiane e stabilendo relazioni mature con gli altri. Una capacità adattiva alle condizioni esterne e ai conflitti interni come quella descritta dipende evidentemente da diversi fattori, individuali certo, ma anche e soprattutto socio-economici. Le politiche di protezione, gli standard di vita, le condizioni lavorative e le reti sociali sono infatti dirimenti e l’essere esposti a contesti avversi è un serio fattore di rischio per lo sviluppo successivo di disturbi mentali.

Diogene di Sinope nel IV secolo a.C. sosteneva che omnia mea mecum porto, ovvero che, al di là delle peripezie che la vita può porre innanzi, sono l’intelligenza e i sentimenti positivi a restare stabilmente nelle persone; purtroppo però, in caso di compromessa salute mentale, l’evidenza è poi visibilmente un’altra e lo sprofondamento interiore e lo svuotamento di speranza possono essere nei fatti abissali se si pensa che i tassi di mortalità volontaria qui sono maggiori, anche fino al 60% in più. In proposito, annualmente, viene celebrata la Giornata mondiale della salute mentale, appunto per sensibilizzare sulla centralità di diagnosi precoci, di accesso alle cure garantito e di superamento di pregiudizi e di stigmi sociali. Con un focus sulla prevenzione dei suicidi, il WHO ha recentemente diffuso per l’occasione anche una serie di video e manuali destinati a diverse categorie (dagli insegnanti ai manager).

PERCHÉ È IMPORTANTE L’INFORMAZIONE SUL TEMA? Un’informazione chiara e corretta sul tema e un buon livello di comprensione del fenomeno si rendono necessari (oltre ad evitare sofferenze aggiuntive ai malati e ai familiari) anche dalla portata del fenomeno (nel 2017 secondo il Ministero della Salute sono state 851.189 le persone con patologie psichiatriche assistite dai servizi specialistici) e dai costi (in termini di perdita della produzione economica si stima per il 2030 un impatto mondiale cumulativo di 16.300 miliardi di dollari).

Ora, nel dizionario etimologico, il termine comprendere è definito come cum prehendere, ovvero “prendere insieme, indi contenere in sé” cosa non semplice in generale e, se possibile, ancor più complicata qui perché ci sono situazioni in cui la mente e il corpo sfuggono, si auto-proteggono, e il disagio mentale è sicuramente uno di questi casi. Tuttavia, in merito, vi sono molti progetti ad hoc, come ad esempio l’allestimento immersivo e multimediale del Museo Laboratorio della Mente della ASL 1 di Roma, organizzato stabilmente per stimolare la partecipazione attiva del pubblico e per promuovere il coinvolgimento della comunità in una riflessione sull’inclusione sociale dell’alterità.

QUALI SONO GLI APPROCCI TERAPEUTICI PIÙ RECENTI? Complessivamente, capire le cause della compromessa salute mentale è centrale nei trattamenti terapeutici e più in generale negli itinerari di guarigione. Tra i vari approcci esistenti sul tema, l’orientamento neuropsicologico tenta ad esempio di arrivare alla conoscenza dell’organizzazione funzionale del cervello in modo trans-disciplinare, ovvero ingaggiando neurologi, psicologi e neurofisiologi, per contribuire alla valutazione e alla riabilitazione dei deficit da danno cerebrale (Denes et al., 2019). Si è detto quanto sfaccettato sia il tema della salute mentale riguardo le componenti e le cause, così, ragionare in termini di neuropsicologia e di trans-disciplinarità apre degli scenari auspicabili in cui l’azione terapeutica poggi sulla comprensione profonda dei meccanismi di ragionamento e sul loro fallimento, grazie ad esempio alle tecniche di neuroimaging che consentono di individuare e localizzare le sedi lesionali e di studiare il funzionamento cerebrale in vivo.

QUAL È IL RUOLO DELLO SPORT NEGLI ITINERARI TERAPEUTICI? Secondo Northoff (2019), investigando la coscienza attraverso la sua assenza (che si ravvisa nei pazienti con disturbi psichiatrici attraverso una distorsione nel riconoscimento di sé) è possibile anche arrivare a capire in che modo l’esperienza del Sé si consolida. Così il disagio mentale potrebbe dire molto della esperienza di tutti nel mondo e, ad esempio, potrebbe aiutare a capire che il legame con gli altri è la leva che ci attiva e ci sprona alle esperienze. Comprendere questi meccanismi non è solo un mero esercizio speculativo e filosofico, ma ha delle implicazioni operative non da poco. Infatti capito ciò, lavorare sul senso di partecipazione e di sicurezza (e ricostruire così la relazione mondo-cervello andata perduta) potrebbe tradursi anche in un promettente itinerario di trattamento e di guarigione dai disturbi mentali. Ad esempio, potrebbe essere d’aiuto nell’avere un distacco sufficientemente tale da continuare a vedere -al di là del disturbo- la persona e le sue capacità. Ciò potrebbe indurre i pazienti in cura a trarre dalle proprie abilità la motivazione a trovare di nuovo un senso, non della malattia stavolta ma della propria esistenza e -dopo la frattura- ricostruire, facendo leva su un ritrovato mix di coraggio e spinta al vivere. In proposito, appunto lo sport è certamente un valido alleato, visto che se ne può ben dire che fa bene a tutto: infatti migliora la salute, favorisce l’inclusione e rende anche sostenibile il sistema sanitario nazionale, dato che secondo il Ministero della Salute (2017) un aumento dell’attività fisica determinerebbe un minor costo di -2.331.669.947 euro nelle prestazioni ambulatoriali, ospedaliere e farmacologiche.

Svolgere un’attività sportiva (non necessariamente in modo agonistico o professionistico) educa il corpo e la mente ad una maggiore resilienza ed è uno strumento centrale anche nei progetti terapeutico-riabilitativi e nella reintegrazione sociale di persone con disabilità. Inoltre, come una sorta di lingua franca, lo sport offre anche opportunità di inserimento e sincronizzazione nelle società di adozione per gli immigrati. Ora le prissime Special Olympics a Varese offrono proprio l’opportunità di aderire ad una manifestazione altamente inclusiva (come volontari, atleti, familiari o sostenitori) e sono dunque una ottima opportunità di comprendere, ricordando che appunto comprendere è un buon primo passo nella lodevole destinazione finale di un contesto in cui “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” non sia solo una definizione, ma una condizione diffusa per tutti, aldilà della provenienza sociale o delle contingenze sfortunate della vita.

 

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Autore: ELEONORA MAGLIA

PhD di Economics, attualmente svolge attività di ricerca per il Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi di Torino e collabora all’Osservatorio Nazionale sulle Politiche Sociali dell’Istituto di Ricerca Sociale di Milano. I risultati delle sue ricerche sono stati presentati in occasione di convegni accademici nazionali e pubblicati in riviste scientifiche e in volumi di ricerca collettanei.