20
07
2020

Riaperture, pensando anche a nuove priorità

Dopo che termini come chiusura totale (lockdown), divieti di spostamento e di assembramento, distanziamento sociale e fisico, confinamento domestico sono entrati di prepotenza nel quotidiano di tutti, vi  è una parola più allietante di riapertura? Poche sillabe certo, ma che evocano libertà, vastità di possibilità, orizzonti sconfinati dove tutto può essere di nuovo o da nuovo.

In proposito è noto che nel riavvio è occorsa una certa gradualità per far fronte ad un virus di cui molti aspetti sono ancora da comprendere, ma il calendario delle riaperture può anche aiutare a riflettere sui valori correnti e, se caso, modificarli. Ovviamente è stato necessario un certo pragmatismo perché è centrale che l’attività economica possa procedere, ma sono anche cruciali altri aspetti come la cultura, e allora va celebrata come un successo la riapertura delle libreria già dopo Pasqua.

I dati a riguardo sono chiari: il calo medio percentuale imputabile al Covid-19 sul fatturato e sulle ore lavorate supera il 30 per cento secondo le stime di Confindustria e le analisi preliminari dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro allertano sul rischio che la disoccupazione mondiale aumenti fino al 24,7 milioni di unità.

In più, secondo il Rapporto di Fondazione Symbola, il settore culturale contribuisce al valore aggiunto italiano per oltre 95,8 milioni di euro, assicurando il lavoro a oltre 1,55 milioni di addetti e, per ogni euro così prodotto, ne vengono attivati 1,8 in altri settori, per un cifra complessivamente pari a 169,6 miliardi.

Evidentemente anche carmina dant panem.

Ma cosa ne è stato della formazione? Annoverata tra le prime chiusure (il 5 marzo, in via prudenziale, solo fino al 15 marzo) non è stata riavviata in presenza per l’anno in corso e ora si lavora per assicurare il rientro, a settembre e per tutti. La didattica a distanza è risultata infatti problematica per molti aspetti, riconducibili sostanzialmente al digital divide.

In Italia infatti, secondo i dati Istat, in media il 76,1 per cento delle famiglie può connettersi alla rete, ma sono forti le differenziazioni territoriali e le penalizzazioni per i comuni di piccole dimensioni, tanto che, in alcune aree, meno di una famiglia su due dispone di una connessione adeguata ad assicurare continuità e qualità della didattica (in Calabria a Basilicata la percentuale citata si arresta al 41,1 per cento).

In più, l’utilizzo di internet da parte dei minori (secondo i dati Istat citati se il 94,1 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni utilizza internet, la percentuale cala al 75 per cento tra i 6 e i 14 anni) richiede anche una certa sorveglianza o assistenza che potrebbe non essere assicurata da parte dei genitori per limiti dettati dalle competenze tecnologiche o dai carichi di lavoro. Ma non solo, perché anche il personale docente potrebbe non disporre di strumenti adeguati in modo generalizzato, per questo – secondo l’associazione professionale e sindacale Anief – non è ad esempio possibile istituire l’obbligo della didattica a distanza con un intervento legislativo.

Così, secondo le rilevazioni di Save the children, 1,6 milioni di studenti sono risultati esclusi dall’accesso alle lezioni on-line e ciò rischia di peggiorare fenomeni di dispersione scolastica e di low performance. Già prima dell’emergenza Covid-19, si contavano 598.000 giovani che abbandonano precocemente la formazione, concorrendo così alla disoccupazione giovanile, al rischio di povertà e di esclusione sociale. In più, secondo i dati OCSE, in Italia uno studente su 4 ha difficoltà nella lettura e, in scienze, gli studenti italiani ottengono risultati medi significativamente inferiori ai coetanei degli altri paesi.

Una privazione educativa e culturale prolungata rischia di peggiorare i livelli di apprendimento e di aggravare la dispersione scolastica citata, così è chiaro perché investire nei settori della conoscenza dovrebbe divenire presto una priorità strategica. In che modo? Ad esempio prendendo spunto da altre Nazioni (Finlandia e Danimarca in primis) che sono state particolarmente brillanti nel trovare soluzioni ingegnose, anche coinvolgendo gli studenti stessi nell’elaborazione di strategie di affrontamento al problema. Le soluzioni per coniugare salute&formazione evidentemente esistono e si possono attivare anche in Italia.

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Autore: ELEONORA MAGLIA

PhD di Economics, attualmente svolge attività di ricerca per il Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi di Torino e collabora all’Osservatorio Nazionale sulle Politiche Sociali dell’Istituto di Ricerca Sociale di Milano. I risultati delle sue ricerche sono stati presentati in occasione di convegni accademici nazionali e pubblicati in riviste scientifiche e in volumi di ricerca collettanei.