13
06
2017
Renato Ruffini, docente della LIUC, parla di economia civile sul blog di VitaminaC

Relazioni e reciprocità, così si riconosce l’economia civile

L’economia civile c’è nei fatti ancor prima che nelle parole: ne è convinto Renato Ruffini, professore Associato di Economia Aziendale della Scuola di Economia e Management della Liuc di Castellanza.

Il punto da cui si parte quando si parla di economia civile è presto detto: la crescita economica – condizione imprescindibile per il progresso e lo sviluppo – non sempre conduce a risultati positivi in termini di sostenibilità e di eticità: un paradosso, se si pensa che l’economia deve servire proprio al benessere e alla felicità pubblica.

Quanto allora siamo vicini a questi obiettivi nella realtà di tutti i giorni?

“Nei fatti le imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni di cui il nostro territorio è ricco – spiega il docente – hanno al loro interno molti elementi di relazione e di reciprocità, più di quelli che si pensino. E su questi elementi si fonda una economia che produce, oltre al profitto, anche il benessere e al qualità della vita”.

“Quando parliamo di impresa – continua il docente  – siamo portati a pensare allo stereotipo manageriale classico, che mette al centro la produttività. Ma in Italia la realtà è più spesso quella delle imprese di piccole dimensioni, di imprenditori “stanziali”, legati al territorio e che ci mettono la faccia: il modello ha alla base elementi di reciprocità e collaborazione cha fanno la differenza”.

Sono elementi vissuti nel quotidiano e sono quelli che fanno la differenza nel rapporto con i fornitori, nella gestione del personale, nell’attenzione al territorio. “Prendiamo per esempio le certificazioni ambientali: se un imprenditore fosse spinto solo dalla volontà del rispetto delle regole – dice il docente – i risultati sarebbero minori rispetto ad una sua azione consapevole di tutela dell’ambiente”. Ciò significa orientare la propria azione non solo all’efficienza, ma anche alla piena valorizzazione del lavoro e a una maggiore attenzione alle implicazioni sociali imposte dall’evoluzione dei mercati.

Reciprocità e relazioni sono dimensioni tipiche del mondo non profit, questo rende i confini tra profit e non profit sempre più labili?

“Oggi non solo i confini sono sempre più labili – ammette Ruffini –, ma assistiamo a una interazione continua nella quale un ruolo importante è giocato anche dall’attore pubblico: enti pubblici, privati e non profit stanno di fatto creando attività co-prodotte. Penso al caso del recupero di alloggi privati che, con l’intervento dell’amministrazione comunale e la sinergia con un soggetto non profit sono stati rimessi in uso e messi a disposizione di fasce deboli: nessuno da solo era in grado di arrivare al risultato, ma unendo le rispettive debolezze il risultato è stato vincente”.

Autore: Paola Provenzano

Mi occupo di comunicazione e dello storytellling di ciò che accade dentro e attorno all’Hub. Sono giornalista professionista: per lavoro e per mia natura sono uno spirito critico e non ho mai smesso di studiare. Mi piace raccontare storie.