24
06
2020

Pulire è cultura di vita

Pulire, igienizzare, disinfettare, sanificare. Verbi che hanno invaso le cronache quotidiane degli ultimi mesi e che hanno riportato in auge la pratica della pulizia.

L’epidemia che ha bloccato in casa milioni di persone, in qualche modo, ha dato vita alla “rinascita” di questa attività personale e domestica che si è vista repentinamente posizionata sul podio della nostra quotidianità.

Il Covid-19 ci ha costretto ad avere maggiore riguardo verso gli aspetti igienico-sanitari inclusi quelli connessi alla pulizia delle nostre abitazioni. L’attenzione ad eliminare virus, batteri e altre invisibili minacce è stata prioritaria per cercare così di proteggere la nostra umana salute.

Cosa ha comportato questo nostro improvviso e inaspettato cambiamento nel nostro rapporto con la pulizia?

Eccesso d’igiene. Utilizzo massiccio e sconsiderato di battericidi e disinfettanti.

L’abuso di prodotti disinfettanti ha già avuto ripercussioni evidenti sulla nostra salute. Dall’inizio dell’emergenza Covid-19 le consulenze per intossicazione da uso di disinfettanti sono aumentate del 63% per gli adulti e del 135% per i bambini sotto i cinque anni. L’impatto ambientale è un altro aspetto da non sottovalutare: l’ipoclorito di sodio (candeggina) ha effetti molto negativi e persistenti sugli ambienti acquatici, dove danneggia alghe e pesci e interferisce sulla catena alimentare, esercitando effetti che durano nel tempo. Sia i presidi medico-chirurgici che le sostanze biocide attaccano indistintamente tutti i batteri che incontrano, esercitando un pessimo impatto sull’ambiente.” (Da: Altroconsumo  “Sanificare solo quando serve: l’ambiente ringrazia” di Roberto Usai col contributo tecnico di Silvia Bollani)

Durante la quarantena in molti hanno pensato che era indispensabile disinfettare gli ambienti domestici con pulizie straordinarie rispetto a quelle praticate preCovid-19.

Pulire con attenzione adeguatamente ogni superficie può risultare utile, ma allo stesso modo è indispensabile comprendere come farlo con l’utilizzo di prodotti adeguati. Con le corrette precauzioni e i giusti accorgimenti non serve disinfettare o sanificare gli ambienti, basta eseguire correttamente le normali pulizie quotidiane. Ovviamente il discorso è diverso nel caso in cui in casa ci sia una persona infetta, in quel caso è necessario seguire le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità.

In ogni caso, la pratica igienica fondamentale è tenere le mani pulite, perché la maggior parte delle infezioni si trasmettono con le mani sporche. Questa è una delle due regole fondamentali di divulgazione scientifica e che sono diventate in questo contesto strumenti potentissimi di prevenzione e limitazione della diffusione del contagio (l’altra è il distanziamento sociale). Da sole risolvono circa il 90% del problema, per questo dobbiamo rispettarle con responsabilità e scrupolosità per poter riuscire a ridurre il contagio del Covid-19.

Lavarsi le mani implica almeno due cose: 1) l’uso del sapone 2) un tempo di lavaggio minimo di 40 secondi. Sarebbe buona abitudine lavarsi le mani ogni due ore circa per ridurre la carica batterica, oltre che farlo in tutte quelle situazioni dettate dal buon senso in cui è indispensabile.

Se cerchiamo su internet potremo trovare una grande quantità di tutorial, di immagini, di indicazioni che mostrano come ci si deve lavare le mani correttamente.

Abbiamo incrementato la pulizia delle mani perché motivati e stimolati a proteggere la nostra salute e quella dei nostri cari, riscoprendo che l’igiene e la medicina preventiva (definite come la scienza e l’arte di prevenire le malattie per favorire la salute e il benessere) ci permettono di prolungare la vita e promuovere la salute attraverso gli sforzi organizzati e le scelte informate della società. La sanità pubblica si fa comportandosi tutti in maniera adeguata alle minacce.

Quali lezioni possiamo quindi ereditare per non vanificare i sacrifici dovuti alla crisi vissuta a causa del Covid-19?Quanto è successo in questo passaggio storico ci ha messo a dura prova, ma ci offre anche l’opportunità della consapevolezza, della presa di coscienza, della trasformazione resiliente. Adesso è il tempo di apprendere ed assumere responsabilmente abitudini e comportamenti utili alla nostra salute e a quella degli altri e dell’ambiente.

Riscoprire la cultura del pulire è indispensabile.

Pulizia e igiene sono pratiche fisiologiche che per questa loro natura non possono essere scisse da quelle ecologiche. Hanno difatti le stesse finalità: armonia, bellezza, salute.

Se mancava (tra le varie mancanze emerse) l’attenzione e, di conseguenza, l’abitudine nei confronti dell’igiene (il lavaggio delle mani è simbolo di questa lacuna) probabilmente mancava la motivazione, lo stimolo a svolgere una pratica considerata non poi troppo importante, né vitale e naturale. Sotto l’aspetto antropologico la pulizia con il suo opposto, la sporcizia, sono considerati aspetti del tutto culturali, relativi quindi ai periodi storici, alle tradizioni, ai riti, alla paura di contaminazione.

La pulizia richiama alla cura, alla protezione, all’attenzione, alla dedizione, alla relazione. La pulizia richiama anche all’ordine, all’organizzazione, alla pianificazione, alla quotidianità.

Se da questa tempo di grande prova usciremo con una cultura nuova del pulire che ci consente di mettere in atto sane abitudini per noi stessi, per la casa e per l’ambiente (creando una sana routine quotidiana) possiamo iniziare tutti insieme il cambio di rotta improrogabile che dipende principalmente da noi, dalle nostre scelte, dai nostri comportamenti.

Siamo disposti a cambiare il nostro stile di vita dopo questa grande prova di emergenza socio-sanitaria?

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Autore: Rogasi Rosaria