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2019

Non aprite quella porta…o forse sì

Non Aprite Quella Porta (in originale The Texas Chain Saw Massacre) è probabilmente tra i film horror più conosciuti della storia del cinema: nonostante il cult di Tobe Hopper del ’74 sia divenuto nell’immaginario collettivo una pellicola di inaudita violenza (tanto da essere stata vietata per diversi anni da numerosi nazioni), in realtà le uccisioni ammontano soltanto a cinque, delle quali tra l’altro solo una avviene – nonostante il titolo originale – per mezzo della motosega di Leatherface.

Ora, premesso che scegliere di parlare del Registro Unico Nazionale del Terzo settore (RUNTS) usando come metafora uno slasher movie, non è probabilmente la cosa più intelligente che uno potrebbe fare … l’idea che sta alla base del mio ragionamento è che il RUNTS in fondo non debba spaventare più di tanto. E che magari un domani scopriremo che alla fine i morti saranno anche meno dei cinque poveri (e sprovveduti) ragazzi del film.

Perché se è vero che sicuramente il Legislatore, mosso tra le altre cose da doverosi principi di trasparenza, ha voluto in ogni modo aumentare i controlli e i vincoli per le associazioni e in genere per ogni ente che vi entrerà a far parte, è altrettanto vero che le cose iniziano a cambiare sostanzialmente solo sopra certi limiti.

Se pensiamo, infatti, all’obbligo di passare da un semplice rendiconto a un (temutissimo) bilancio con tanto di stato patrimoniale, conto economico e relazioni varie, che si porta dietro una contabilità in partita doppia e competenze professionali che non tutti hanno, non dobbiamo dimenticarci che tale adempimento scatta quando l’ente ha entrate superiori a 220.000 euro. Altrimenti resta sufficiente un rendiconto per cassa come quello che oggi tengono la maggior parte delle associazioni, con l’unica differenza che prima o poi arriverà una modulistica da usare obbligatoriamente.

O anche l’obbligo di pubblicare sui propri siti internet gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati, scatta solo se le entrate superano i 100.000 euro annui.

Per non parlare del bilancio sociale dove l’obbligo si ha addirittura sopra il milione di euro!

Ancora: la nomina di un organo di controllo è obbligatoria solo quando siano superati per due esercizi consecutivi due dei seguenti limiti:

a) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 110.000 euro;

b) ricavi, rendite, proventi, entrate comunque denominate: 220.000 euro;

c) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 5 unità.

E più alti ancora i limiti per il revisore legale (o società di revisione legale che sia) iscritto nell’apposito registro che salgono a

a) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 1.100.000 euro;

b) ricavi, rendite, proventi, entrate comunque denominate: 2.200.000 euro;

c) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 12 unità.

Certo, è innegabile che alcune cose si complichino ma a guardar bene nemmeno più di tanto:

almeno 7 soci per le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale? ma ben vengano visto che non se ne poteva più di micro-associazioni fatte a stento da tre persone;

i libri sociali? divengono sì obbligatori ma di base già prima un’associazione avrebbe dovuto tenerli;

l’assicurazione per i volontari? ok, diviene obbligatoria per tutti gli enti che li hanno e non più solo per le organizzazioni di volontariato ma, se stiamo un attimo sulla ratio della norma non possiamo che approvarla essendo stata pensata in fondo per tutelare i volontari da un lato e gli amministratori dall’altro;

il deposito del bilancio? vero, ma in Lombardia eravamo già abituati alla scheda mantenimento requisiti quindi probabilmente non cambierà poi molto;

altre cose? sì, forse… ma sempre sopra determinate soglie di per sé molto alte e che quindi riguardano solo certe tipologie di enti che, proprio per loro natura, già disponevano di un apparato economico e amministrativo in grado di “reggere l’urto”.

Perché quindi oggi un’associazione dovrebbe scappare a gambe levate dal RUNTS? A fronte di tutte le agevolazioni che invece lo stare dentro comporta: 5 per mille, donazioni scaricabili dai redditi del donatore, rapporti privilegiati con le Pubbliche Amministrazioni, maggiori possibilità di partecipare a bandi, regimi fiscali agevolati e svariati altri incentivi economici e fiscali…Tralasciando il fatto che – a decider di stare fuori – non è che gli obblighi magicamente spariscano ma, anzi, alcune cose addirittura si complicano, soprattutto se le si guardano da un punto di vista fiscale.

A mio avviso pertanto non c’è nessun motivo per essere così terrorizzati dal RUNTS almeno per il momento: si dovrebbe invero affrontare la novità e il conseguente passaggio da un sistema all’altro non dico con entusiasmo però perlomeno con grande serenità e, se possibile, un po’ di fiducia nel futuro.

Ps: poi magari tra 5 anni avremo modo di capire che non sarà così semplice e allora faremo sempre in tempo a scappare, esattamente come fece Sally nella memorabile scena finale di Non Aprite Quella Porta quando Leatherface la inseguiva con la motosega in mano…

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Autore: Luca Masera