10
05
2019

Lotta alla ludopatia in Provincia di Varese: prevenzione e sostegno

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi DSM-IV, il gioco d’azzardo può assumere connotazioni patologiche, quando si risolve in un “comportamento persistente, ricorrente e mal-adattivo che compromette le attività personali, familiari o lavorative”. Il disturbo (noto come GAP), pur sine substantia, al pari delle dipendenze da sostanze, si risolve in comportamenti compulsivi che possono produrre effetti invalidanti sulle relazioni e sulla salute e si configura anche come un serio fenomeno sociale. Infatti, uno studio condotto dal CNR di Pisa mostra che il 42,9% della popolazione italiana ha giocato almeno una volta somme di denaro e, dalla relazione annuale del Dipartimento Politiche Antidroga, risulta che sono oltre 12.300 i pazienti in cura per GAP.

Le cause del disturbo da gioco d’azzardo non sono tuttora precisamente isolabili e vengono imputate ad un insieme di fattori genetici, biologici, psicologico-motivazionali, ambientali e familiari. In letteratura, è stata identificata una diffusa co-morbilità con altre patologie (ad esempio il gioco può diventare un modo per trovare sollievo a problematiche depressive) e una maggior diffusione tra familiari e parenti di giocatori. Tra i segni clinici si riscontrano monomania e inseguimento delle perdite, tentativi falliti di controllare o abbandonare l’abitudine invalidante, menzogne per nascondere il problema e anche azioni illecite (dalla falsificazione all’appropriazione indebita).

Il linea con le direttive del Ministero della Salute, la prevenzione risulta lo strumento più efficace, soprattutto per i giovani, tra i quali il GAP si riscontra più frequentemente. Molte Regioni e Pubbliche Amministrazioni hanno già recepito il Piano Nazionale di Prevenzione e attivato azioni progettuali a riguardo. Recentemente, a Pescate (LC), l’amministrazione comunale ha pensato di intervenire sul fenomeno prendendone in considerazione la presenza per discriminare l’erogazione degli aiuti a sostegno sociale.

COSA SUCCEDE INVECE IN PROVINCIA DI VARESE?

Qui, studi condotti con il Chuv-Centre hospitalier universitarie vaudois di Losanna mostrano che anche i minorenni risultano molto implicati con il gioco d’azzardo (l’89,8% del campione) e, in risposta, l’Associazione And-Azzardo e Nuove Dipendenze con i Comuni aderenti al Coordinamento contro l’overdose da gioco d’azzardo promuove da sei anni il concorso “Non chiamatelo gioco” rivolto alle scuole. Lo scopo dell’iniziativa (che ad oggi ha coinvolto 3.000 persone tra studenti, docenti, genitori e amministratori) è favorire una maggior consapevolezza e veicolare il messaggio che il gioco d’azzardo è un’attività rischiosa anche se – erroneamente o artatamente – viene presentata come un’attività ludica. Quest’anno, le classi coinvolte hanno presentato progetti che manifestano bene quanto gli studenti abbiano compreso il rischio di pervasività e le logiche manipolatorie sottostanti il GAP. I primi classificati hanno promosso uno sciopero contro l’azzardo (simbolicamente raffigurato dal Quarto Stato di Pellizza da Volpedo) e, anche così, l’auspicio è che si giunga presto al definitivo risultato #azzardotivinco, che è appunto l’efficace slogan dell’iniziativa di And.

 

 

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Autore: ELEONORA MAGLIA

PhD di Economics, attualmente svolge attività di ricerca per il Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi di Torino e collabora all’Osservatorio Nazionale sulle Politiche Sociali dell’Istituto di Ricerca Sociale di Milano. I risultati delle sue ricerche sono stati presentati in occasione di convegni accademici nazionali e pubblicati in riviste scientifiche e in volumi di ricerca collettanei.