26
02
2019

LO STRANO CASO DELLE SCUOLE DI YOGA

Una delle domande più frequenti quando rispondo al telefono o a una mail è la seguente:

“Buongiorno, mi hanno indirizzato a lei perché io e il/la mio/a socio/a siamo insegnanti di yoga e vorremmo costituire un’associazione per dare lezioni.”

La prima, ovvia, constatazione è che se ci sono così tanti/e insegnanti di yoga e di conseguenza ancor più persone interessate a frequentarne le lezioni, lo yoga deve fare davvero bene.

Dopo aver scoperto l’acqua calda, un altro paio di pensieri preliminari ad addentrarsi nei meandri della Legge: se da un lato chi mi domanda a proposito della costituzione di associazioni, è quasi sempre in buona fede dato l’altissimo numero di enti simili che in effetti oggi gestiscono scuole di yoga, dall’altro è una normativa intricata e nebulosa a non aiutare a fare chiarezza. Anzi.

A questo ultimo proposito, il fatto stesso che solo ultimamente sia stato chiarito che lo yoga è un’attività sportiva dilettantistica riconosciuta dal CONI… anzi no, non lo è… o forse lo è ma solo se propedeutica ad altre attività sportive, quelle sì, riconosciute dal CONI… Insomma, è evidente che la confusione arriva da lontano.

 

 

Facendo ora qualche ipotesi concreta, sarebbe corretto rispondere ai/alle due insegnanti di yoga che per aprire una scuola di yoga (vale a dire fare lezioni il più delle volte a massimo una decina di persone) devono costituire una associazione sportiva dilettantistica?

 

 

La quale, in mancanza di una Federazione Nazionale Yoga, dovrebbe poi affiliarsi a un’altra Federazione (la Federazione Danza Sportiva per dirne una) che riconosca lo yoga come propedeutico alla sua attività sportiva. A quel punto, diventata un’associazione sportiva dilettantistica (facciamo per un attimo finta che ciò sia possibile), i/le nostri/e due insegnanti potrebbero sì svolgere corsi di yoga in regime fiscale agevolato, vale a dire senza pagare le tasse sui corrispettivi pagati per le loro lezioni, e potrebbero addirittura usufruire della detassazione dei loro compensi nei limiti dei 10.000€ annui. Pur tuttavia avrebbero tutti gli obblighi di una qualunque altra associazione sportiva dilettantistica, tra cui solo a titolo d’esempio i defibrillatori, i certificati medici e i corsi sulla sicurezza… Cose non così semplici da affrontare per le due insegnanti.

Da qui, infatti, le tante scuole di yoga che abbandonano la qualifica di sportive dilettantistiche per diventare di promozione sociale ed eventualmente affiliarsi non più a una Federazione Sportiva bensì a un Ente Sportivo Dilettantistico. Ma… Ovvio che c’è un ma. Essendo venuta meno la vecchia normativa sulla promozione sociale (la Legge 383 del 2000 per intenderci), oggi fa fede il solo Codice del Terzo settore (D.Lgs. 117/17) che prevede, per la promozione sociale, oltre a un numero minimo di soci più alto che in una qualunque altra associazione (sette per l’esattezza, ma quello sarebbe il meno…), prevede la prevalenza del lavoro gratuito dei volontari rispetto a quello – casomai – retribuito di soci o terzi. Tra l’altro con percentuali definite per Legge. E chi fa volontariato in una scuola di yoga? Laddove volontario, ai sensi della normativa, è colui che svolge un’attività per la comunità o il bene comune NON venendo pagato. E non fa differenza se poco o tanto, non deve essere pagato e basta.

Quindi quali possibilità restano?

Costituire un’associazione generica (disciplinata cioè solo dal Codice Civile) che non sia né sportiva dilettantistica, né di promozione sociale e tanto meno che faccia parte del cosiddetto Terzo settore? Sì però, tralasciando per un attimo la normativa vigente e ammettendo che ciò sia lecito, quali sarebbero i reali vantaggi sul piatto? Le entrate, dovendo aprire la partita IVA, sarebbero tassate come in una qualunque società, e non si potrebbe nemmeno più usufruire delle agevolazioni per i compensi occasionali per gli insegnanti. Cui prodest? Al netto poi di tutti gli altri oneri che oggi toccano a un’associazione, quali gli adempimenti amministrativi, il bilancio, gli obblighi derivanti dalla privacy, dalla sicurezza, dalla fatturazione elettronica e via discorrendo.

Autore: Luca Masera