04
12
2018

LEI – CONCILIARE E RIPARTIRE

A Varese, da maggio ad oggi, le partecipanti al progetto LEI, selezionate con un apposito bando, hanno avuto l’opportunità di fare passi in avanti rispetto alle idee progettuali con le quali si sono candidate: il tutto grazie alla supervisione di Piano C – Coworking, Cobaby e Community di Milano, alla collaborazione della Scuola di Coaching Umanistico e di Confartigianato Imprese Varese. La struttura del corso era chiara fin dal principio perché mirava a riprogettare il lavoro riprogettando se stesse e rendendo realizzabile e sostenibile dal punto di vista economico, la propria idea professionale, con un occhio rivolto sempre al benessere della collettività.

«Lei non è solo un progetto di imprenditorialità femminile – spiegano da Vitamina C – perché nasce dentro un Centro di Servizio per il Volontariato e quindi parte da presupposti differenti: guarda al mercato, ma anche al benessere, mette al centro le persone e le loro storie, apre collaborazioni tra profit e non profit. Sono questi gli ingredienti che abbiamo voluto mettere dentro al progetto e i risultati vanno in questa direzione».

LA STORIE

Ernestina, progettista europea con 4 bambine tra uno e dieci anni, sta mettendo in gioco un progetto di hosting nella sua casa immersa nel verde, dalla quale abbracci il lago con lo sguardo al punto che ti pare di poterlo toccare. «Ai miei ospiti – racconta – propongo i ritmi, i gesti e i sapori della campagna, racconto il territorio, e offro uno stile di vita che mette al centro la condivisione: a partire per esempio dall’orto condiviso con gli amici del gas di cui facciamo parte, collaborando anche con la scuola e le realtà del territorio. Chi viene da noi entra anche nella nostra comunità e ne vive l’esperienza. Uno scambio che porta ad arricchire sia chi è ospitato che chi ospita, con beneficio di tutta la famiglia».

Paola, mamma di Sebastiano, farmacista con una specializzazione in naturopatia, è passata attraverso il percorso per prendere consapevolezza della sua reale aspirazione: essere mamma, ma ritornare a lavorare come farmacista- naturopata.

Emanuela qualche tempo fa ha colto la sfida di realizzare un parco inclusivo, pensando alle esigenze speciali del suo piccolo Luca: in poco tempo ha raccolto il denaro necessario per realizzarlo ed ora sta pensando al suo nuovo lavoro che metta a frutto questa sua capacità di raccogliere fondi. Ha già iniziato con uno stage presso la Fondazione Piatti.

Silvia, giornalista freelance, dopo essere diventata mamma di Carlotta, ha deciso di rivedere la sua figura professionale facendo leva sulla sua innata capacità di costruire relazioni. Oggi lavora come libera professionista nel mondo della comunicazione e dell’organizzazione di eventi.

Nei mesi di progettazione e ri-progettazione, ha cominciato anche a percorrere un pezzetto di strada professionale con un’altra partecipante al percorso Lei, Cristina. «Ne è nata una amicizia che è diventata la base per collaborare – dicono Silvia e Cristina -. Ci siano ritrovate complementari e abbiamo cominciato a lavorare ad un progetto editoriale che ha portato a far nascere un libro molto particolare “Il Bosco dei Colori” e un progetto che vuole portare i bambini delle scuole verso il contatto con la natura con laboratori ad hoc».

Milena, impiegata part time, ha messo in gioco la sua proverbiale capacità organizzativa per avviare una attività come assistente virtuale per il disbrigo di pratiche burocratiche che vanno dalle gestione delle e –mail alla fatturazione elettronica. «Pensiamo a un elettricista o a un imbianchino – spiega Milena – che passa il suo tempo in giro fra un cliente e l’altro a fare il suo lavoro, quello che gli piace fare, e ha solo la sera per gestire la parte amministrativa della sua attività: avere una office manager significa liberare il proprio tempo e, perché no, guadagnarci in qualità della vita».

Chiara, giornalista, con il percorso Lei ha aperto la strada per un progetto giornalistico che racconti il territorio dal punto di vista delle donne al lavoro: «Una cosa che c’entra anche con il mio essere mamma di due bambine – spiega – perché raccontare il rapporto tra donne e lavoro dal punto di vista concreto del territorio significa partecipare al cambiamento culturale che porterà la loro generazione di donne ad avere più possibilità di scelta reali, meno muri da abbattere».

Autore: Paola Provenzano

Mi occupo di comunicazione e dello storytellling di ciò che accade dentro e attorno all’Hub. Sono giornalista professionista: per lavoro e per mia natura sono uno spirito critico e non ho mai smesso di studiare. Mi piace raccontare storie.