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10
2019

Le associazioni genitori e la strada da prendere

Ogni volta che incontro un’associazione genitori o un’associazione “Amici della Scuola…”, mi sovviene questa immagine:

E se i malcapitati genitori che (più o meno consapevolmente) si trovano seduti di fronte a me rivestono il ruolo di Alice quando sta per entrare nel Paese delle Meraviglie, io non posso che essere lo Stregatto:

Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.

– “Che strada devo prendere?” chiese.

La risposta fu una domanda:

– “Dove vuoi andare?”

– “Non lo so”, rispose Alice.

– “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.

Con questo dialogo, illuminante nella sua apparente linearità, Lewis Carroll voleva entrare nel merito di uno dei limiti maggiori che un uomo (e in senso lato un’associazione) può avere: l’indecisione. L’indecisione che deriva dal semplice motivo di non essere focalizzati sull’obiettivo da raggiungere e sulla conseguente strada per conseguirlo. E se ad un’associazione genitori non è chiara in partenza la meta da raggiungere, la situazione che ne deriva si fa inevitabilmente complicata… altro che Paese delle Meraviglie.

In primis, i genitori che si trovano a dover gestire un’associazione, il più delle volte non se la sono cercata ma ci si sono ritrovati e la loro più grande aspettativa è quella di uscire indenni il prima possibile da questa (dis)avventura. Pochi, del resto, sono quei genitori che oltre che per un generico senso del dovere nei confronti della scuola e soprattutto dei loro figli, hanno una consapevolezza piena di quello che stanno facendo quando decidono di associarsi o di entrare in un’associazione già costituita.

Dopo di che, al di là della buona volontà (che se vogliamo sarebbe di per sé una discriminante già evidente delle differenze in negativo tra un’associazione genitori e una qualunque altra associazione) ci sono altri due fattori da tenere in grande considerazione: il fattore tempo, risorsa preziosa quanto inevitabilmente scarsa per genitori che quasi sempre lavorano e che sempre sono impegnati nella complicata gestione dei figli; e il fattore competenze, risorsa che nel suo essere quanto mai variabile può andare a determinare il successo o l’insuccesso di siffatta esperienza.

Da ultimo una normativa confusa non li aiuta certo nelle scelte: devo costituire un comitato genitori o un’associazione genitori? E se costituisco un’associazione genitori dovrà essere un’associazione di volontariato perché fa solo attività nei confronti della scuola o un’associazione di promozione sociale perché fa un’attività prevalentemente nei confronti dei figli? E se organizzo solo un paio di eventi di raccolta fondi all’anno posso essere un’associazione generica rinunciando a tutte le altre agevolazioni economiche e fiscali che la normativa mette a disposizione di alcune categorie di associazioni (che da qui in poi dovrebbero essere gli ETS)?

E ancora: ma io lo devo fare il bilancio? E devo tenere i verbali e i libri sociali? E posso acquistare una LIM e poi donarla alla scuola? E posso organizzare il dopo scuola o un corso di lingua oppure di teatro? E se posso, devo pagare io i professionisti che lo tengono o la scuola? E così via potenzialmente all’infinito per una serie di quesiti che, laddove non gestiti con lungimiranza, di sicuro non creano le basi per il futuro e ogni decisione dell’associazione può diventare un problema.

Ritornando alle vicende di Alice con lo Stregatto possiamo parafrasare dicendo che un’associazione può decidere di seguire il Bianconiglio nel buco e scegliere la sua via (comitato, associazione di volontariato, associazione di promozione sociale, associazione generica, restare un gruppo informale, ecc.) ma in ogni caso deve farlo con saggezza: scegliendo una via virtuosa e ponendosi un obiettivo chiaro con la volontà di superare gli ostacoli, credendo nei propri progetti, nelle proprie risorse – soprattutto quelle umane – e investendo sulle loro capacità e competenze.

L’alternativa è la via dell’inerzia dove si sceglie di subire gli eventi con frustrazione: del resto ogni genitore ha mille scuse da accampare… non ho tempo, siamo in pochi, mancano i soldi! Certo, tutte realtà incontestabili ma senza un pensiero e la volontà di affrontare i problemi non in solitudine ma aggregandosi in associazione, i genitori finiranno a “farsi tagliare la testa” dalla Regina di Cuori quando verranno accusati di averle rubato le crostate.

In conclusione, potremmo dire che le associazioni genitori che sopravvivranno agli sconquassi della Riforma saranno quelle che – citando Darwin – sapranno adattarsi più velocemente ai cambiamenti imposti dai tempi e da una società che si trasforma: come Alice potranno crescere cambiando le dimensioni del proprio corpo, affrontare gli alti e i bassi, ma solo se avranno ben chiaro in testa chi sono, cosa rappresentano e cosa vogliono fare.

 

Autore: Luca Masera