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2018

L’alleanza dei generi verso l’autorealizzazione – Parte 1

Settimana scorsa mi sono imbattuta in un articolo di Sylvia Colombo, una giornalista brasiliana, che denunciava il fatto che dall’11 marzo, quando Michelle Bachelet ha lasciato l’incarico di presidente del Cile, non ci sono paesi in America Latina guidati da una donna. Dilma Roussef, ex presidente del Brasile ha dichiarato: “Dicono che sono dura e severa, ma se parlassero di un uomo che ha le stesse qualità direbbero che è forte e inflessibile”.

La disparità di genere è ancora oggi un tema irrisolto e all’ordine del giorno. Mogli picchiate dai mariti, donne manager che rientrano dalla maternità e vengono mobbizzate perché in “surplus”, ragazze che diventano anoressiche perché non riescono a riconoscersi nel loro corpo così diverso dai canoni di bellezza, leader politiche discriminate, donne uccise dagli ex. Una disparità che è sempre associabile a una vera e propria violenza.

La questione di genere tuttavia non è solo una questione di donne. È una questione che ha a che fare con entrambi i generi, con l’umanità intera. Così quando si parla di donne, ci si sente come acrobati che camminano su una corda tesa. Si può cadere dal lato del lamento di una disparità oppressiva senza soluzione, oppure nella consolazione di una falsa quanto triste parità.

Oggi il contesto è sempre più decadente, non ci sono modelli precostituiti a cui adeguarsi e penso che la grande sfida della donna sia quella di imparare a costruire la sua identità e il suo percorso di felicità non per differenza o per adeguamento all’uomo, ma in alleanza con lui, nella proposta di un modello culturale diverso, costruito partendo dall’esperienza unica ed originale di ogni persona e dal riconoscimento della differenza di genere.

A partire dagli anni ’70, i modelli culturali dominanti di donna e uomo sono stati decostruiti, modificati, rinnovati. E sono state proprio le donne le prime a ribellarsi alla loro dimensione di angeli del focolare. Ma questa ricerca di identità e della libertà di poter decidere di sé e del proprio futuro, a volte è stata portata avanti all’interno di un modello culturale dominante maschile. Le donne sono diventate brave tanto quanto gli uomini sul lavoro e hanno continuato ad occuparsi della gestione del nucleo familiare. Più brave, più produttive, più autonome, più organizzate e allo stesso tempo più frustrate per il fatto che il loro valore non fosse valutato con la stessa scala con cui è valutato un uomo. Come se il principale obiettivo fosse dimostrare che non erano inferiori agli uomini.

Ma questo processo ha in qualche modo appiattito l’originalità di genere e ha in realtà riprodotto e fortificato sempre lo stesso modello culturale, quello proposto dagli uomini.

In realtà quando le donne hanno ripreso coscienza di sé, della loro identità, del loro corpo hanno cominciato un cambiamento culturale gigantesco, inarrestabile e incontrovertibile. Con il desiderio di valere, di auto realizzarsi, di scoprirsi, sono uscite dalle loro case, sono andate a studiare, hanno iniziato a lavorare. Hanno decostruito una cultura falsa. La messa in discussione del mito di una femminilità tutta casa-chiesa ha fatto vacillare anche il mito di una virilità tutta muscoli e razionalità.

Il bisogno di un modello culturale alternativo è oggi riscontrabile sia nelle donne sia negli uomini. Siamo sulla stessa barca.

Autore: Luna Tovaglieri