10
09
2018
La qualità del lavoro è alta in provincia di Varese, attestando il ritorno delle condizioni di vita a prima della crisi

La qualità del lavoro: il posizionamento del sistema economico locale

La soddisfazione della forza lavoro è un fattore competitivo cruciale per le imprese: collaboratori rispettati, coinvolti e incentivati, infatti, realizzano superiori livelli di produttività e di crescita economica. Si tratta di una leva che ha delle implicazioni anche sul benessere e sulla coesione sociale e rappresenta una via di uscita dagli effetti tuttora permanenti della crisi economica.

I modelli di analisi della qualità del lavoro sintetizzati dalla dottrina si focalizzano su aspetti organizzativi, normativi e relazionali. L’impiego è infatti un’esperienza multi-dimensionale, che non si esaurisce nello svolgere un’attività e nel percepire una retribuzione, ma che contribuisce a formare l’identità personale e sociale delle persone. Le variabili usualmente prese in considerazione sul tema attengono l’ambiente (salute e sicurezza), le prospettive (carriera, competenze e aggiornamento professionale), l’autonomia (margini di intervento sulla varietà e sull’intensità del lavoro), il controllo (gestione del lavoro e partecipazione alle decisioni), la retribuzione e le relazioni umane create sul luogo di lavoro.

Una recente ricerca condotta sui dipendenti in Provincia di Varese consente di capire il posizionamento del territorio su questo aspetto. Il campione di riferimento, in sostanziale equilibrio di genere, è composto per il 78,8% da lavoratori a tempo determinato, attivi nel 81,1% dei casi in aziende private, che, per il 68,2% impiegano meno di 50 persone. Rispetto alla seniority, oltre un terzo degli intervistati lavora nell’attuale azienda da meno di 5 anni.

Dall’analisi dei dati ritratti risulta una certa deviazione della normale articolazione dell’orario di lavoro (52,5% nel settore del turismo e 31,1% nel settore socio-sanitario) che influisce negativamente sulla qualità del lavoro a detrimento del tempo libero (23,2%), ma, nel 65,1% delle imprese medie e nel 72,9% delle grandi imprese, le rappresentanze sindacali intervengono per contenere le variazioni. Gli indicatori dei auto-determinazione mostrano valori positivi, alti (oltre il 75% delle risposte), che spostano la qualità percepita verso valori elevati. Anche la mobilità professionale è consistente, il 52,5% dei rispondenti attualmente svolge una professione diversa da quella con la quale ha iniziato a lavorare e per il 35,9% si è trattato di un miglioramento nella carriera. Negli ambienti di lavoro varesini la diffusione delle relazioni amicali è alta (55,9%) e il 44,5% dei superiori considera i dipendenti una risorsa preziosa da rispettare e valorizzare, a conferma di un clima lavorativo complessivamente buono. I luoghi di lavoro sono sicuri per il 64,8% dei rispondenti e per oltre il 90% scevri da episodi di discriminazione, anche se il gender pay gap è pari a 430 euro, ceteris paribus.

Complessivamente, dalle evidenze empiriche, si può concludere che la qualità del lavoro in Provincia di Varese è alta: l’aumento del monte ore lavorativo e il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie attestano anche le capacità reattive del sistema produttivo locale alle fluttuazioni della crisi finanziaria, che può dirsi definitivamente tornata ai livelli PIL pro-capite pre-crisi.

Autore: ELEONORA MAGLIA

Svolgo ricerche sui progetti a finanziamento non pubblico di risposta ai nuovi rischi e bisogni sociali, per il Laboratorio Percorsi di Secondo Welfare del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi di Torino. Pubblico articoli sui piani di investimento sociale per la testata on line www.secondowelfare.it e sono ormai prossima PhD in Economics of Production and Development (come progetto sto studiando i piani multistakeholder per il welfare community attuati nella Provincia di Varese).