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05
2018
Inclusione lavorativa e disabilità cognitiva: le opportunità offerte dai progetti in rete

Inclusione lavorativa e disabilità cognitiva: le opportunità offerte dai progetti in rete

In un precedente post abbiamo definito cosa sono le reti e su quali elementi si fondano, ora proviamo a vedere come una struttura reticolare può promuovere l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani con disabilità cognitive.

Recentemente ho preso parte ad un incontro di resoconto e di bilancio su una sperimentazione tra Istituti scolastici varesini, i cui studenti con disabilità intellettive hanno presentato i risultati dei percorsi di autonomia avviati tramite esperienze di alternanza scuola lavoro e riportato la soddisfazione personale che ricavano nel rendersi utili, nell’avere mansioni di responsabilità e nel ricevere rinforzi esterni. All’esposizione di queste esperienze positive è stata affiancata la testimonianza di genitori e di insegnanti, che hanno dato modo di comprendere la portata del coraggio, della determinazione e dell’impegno profuso quotidianamente e ripetutamente dai giovani diversamente abili. Questi, pur dovendo rinunciare a molti aspetti propri della vita dei coetanei, si mettono in gioco con dedizione per inserirsi nella comunità e mettersi all’opera, trovando così, nelle opportunità di lavoro, la possibilità di confrontarsi con gli altri e la verifica delle proprie capacità.

Iniziative di questo tipo, mostrano chiaramente il ruolo cruciale svolto da associazioni e gruppi di sostegno, che rispondono alla solitudine, affettiva e informativa, sofferta dai pazienti e dai familiari al momento di una diagnosi di disabilità – che a volte giunge tardiva, aggiungendo così livelli di problematicità a situazioni complicate per loro natura. Importanti nei percorsi di inclusione risultano anche i compagni di scuola, che possono insegnare, ma pure apprendere modalità di comportamento caratterizzate da grande sensibilità e sagacia. Interessante è pure il ruolo offerto dalla robotica negli avanzamenti nell’apertura alle relazioni: nel trattamento dell’autismo, ad esempio, l’interazione con automi può infatti consentire di creare un’abitudine alla comunicazione con il mondo esterno, attraverso una modalità meccanica e preventivamente nota che risulta rassicurante per i pazienti.

Da questo spaccato di mondo, si può concludere come la costruzione di un contesto in cui i giovani con disabilità intellettiva possono trovare una propria collocazione e diventare così autonomi, sia realizzabile e si basi anche sull’interazione in logica di rete tra famiglia, scuola e ambiente. Allineando genitori, docenti e classi in un progetto coeso e stipulando un patto vero tra le diverse componenti è possibile, infatti, aprire prospettive e far sì che i diritti di tutti non siano finanziariamente condizionati.

Autore: ELEONORA MAGLIA

Svolgo ricerche sui progetti a finanziamento non pubblico di risposta ai nuovi rischi e bisogni sociali, per il Laboratorio Percorsi di Secondo Welfare del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi di Torino. Pubblico articoli sui piani di investimento sociale per la testata on line www.secondowelfare.it e sono ormai prossima PhD in Economics of Production and Development (come progetto sto studiando i piani multistakeholder per il welfare community attuati nella Provincia di Varese).