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02
2018
il 5 marzo a vitaminaC si parla di conciliazione vita lavoro, dalle 18:00 alle 20:00

I NUMERI DELLA CONCILIAZIONE FALLITA: 30.000 DONNE DIMISSIONARIE NEL 2016, LOMBARDIA IN TESTA

Quando le sensazioni vengono confermate dai numeri ufficiali: se avete l’impressione che conciliare vita e lavoro sia una faccenda sempre più complicata, soprattutto per le mamme, avete pienamente ragione.

Lo dicono i dati divulgati dall’Ispettorato nazionale del Lavoro: nel 2016 (gli ultimi disponibili), le dimissioni volontarie per genitori con figli fino a 3 anni d’età sono state 37.738, di cui 29.879 donne, quasi ‘80%. 24.618 di queste mamme hanno specificato motivazioni legate alla difficoltà di assistere il bambino come i costi elevati o la mancanza di posti negli asili nido, o comunque alla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. Solo 5.261 sono i passaggi ad altra azienda. Manco a dirlo, per gli uomini le cose sono diverse: su 7.859 papà che lasciano il lavoro, solo 2.250 riportano le difficoltà familiari come motivazione, gli altri 5.609 per passaggio ad altra azienda.

Nord o Sud Itala no fa differenza, anzi: è la Lombardia a guidare la classifica, con 8.850 dimissioni convalidate, di cui solo 3.757 per passaggio d’azienda. 5.093 sono legate ai motivi familiari. Guardando alla differenza di genere, questa “carica degli ottomila” è decisamente sfumata di rosa: 6.767 le donne del gruppo, di cui 3.105, quasi la metà quindi, nelle motivazioni specificano mancato accoglimento al nido, assenza di parenti di supporto e elevata incidenza dei costi di assistenza del pargolo. E pensare che la Lombardia garantisce una delle reti di nidi e supporto tra le più sviluppate d’Italia.

Come sono messe, quindi, le altre regioni? Dopo di noi c’è il Veneto, con 5.008 dimissioni (3.658 mamme e 1.350 papà). Qui si parla anche, in 770 casi, di mancata concessione del part time e modifica dei turni. Seguono quasi a pari merito il Lazio (3.616) e l’Emilia Romagna (3.609) dove, nonostante le grandissime differenze sociali presenti, sono state rispettivamente 1.519 e 1.243 donne a segnalare difficoltà di conciliazione.

Se dividiamo l’Italia nei tre usuali segmenti, appare una situazione particolare, dove è il Nord a far registrare il più alto numero di dimissioni (23.117), mentre al Centro sono state 8.562 e al Sud 6.059. Non è “colpa” dei cambi d’azienda: al Nord sono stati 8.000, mentre al Sud 350. Caso da guardare con attenzione è la Calabria: solo 517 dimissioni. Un’isola felice? Non proprio, visto che fa anche registrare un tasso di disoccupazione femminile tra i più alti del Paese.

Ma chi sono le mamme che rinunciano la lavoro? Analizzando i dati, emerge come un fattore determinante sia il reddito: meno guadagni, più sei sola, e la scelta delle dimissioni appare quasi scontata. Tra operaie ed impiegate sono  28.102 le convalide, mentre quelle di dirigenti e quadri sono state 680. Del resto, se il tuo stipendio fatica ad arrivare ai mille euro fare i conti è facile: non c’è ISEE che tenga, la retta del nido sarà attorno ai 500 euro, e se la scelta cade sulla baby sitter non si risparmia. Da quel che resta, bisogna poi sottrarre i costi base, dai pannolini ai prodotti per l’igiene. E allora, pensano tante mamme, perché non rinunciare a quelle sette ore lontano dal bambino?

Questo ragionamento, però, innesca un circolo vizioso: una volta chiusa, la porta del mondo del lavoro può diventare davvero difficile, se non impossibile, da riaprire.

Autore: CHIARA FRANGI

Giornalista “2.0”, la mia passione e professione è la comunicazione per il sociale. Associazioni no profit, realtà del welfare, progetti per la crescita del territorio dal punto di vista culturale, sociale, di rete: sono le realtà di cui mi occupo. Dopo diversi anni come cronista locale, ho deciso di mettere a disposizione la mia professionalità per quelle realtà che si occupano di persone, ambiente e cultura. Racconto le loro storie attraverso giornali, siti web, social media, cercando di presentarle sempre dal punto di vista più attrattivo per chi normalmente non si interessa di questi temi. Comunicazione che è ufficio stampa, riorganizzazione dello story telling, ma anche organizzazione eventi.