10
02
2020

ETSsere o non ETSsere questo è il dilemma

Nella più celebre tragedia di William Shakespeare, Amleto vive un contrasto profondo e lacerante la cui radice sta nell’indecisione che gli impedisce di agire: com’è noto, infatti, il principe tentenna nel dubbio se scendere o no in guerra senza riuscire a prendere una decisione, giacché l’interrogativo esistenziale del vivere soffrendo (essere) o ribellarsi rischiando di morire (non essere) finisce col paralizzarlo.

Forzando un po’ il paragone, anche la semplice domanda che oggi ogni associazione si pone “Ma io devo modificare lo statuto? in realtà nasconde il quesito più profondo “Ma io devo diventare un ente del Terzo settore? che a sua volta in realtà significa “Ma io voglio davvero diventare un ente del Terzo settore…” che di fatto è alla base dello stallo (poco principesco a dirla tutta) in cui tanti enti oggi si trovano.

Se volessimo quindi parlare di incertezza amletica delle associazioni, lo potremmo tranquillamente fare considerando che oggi in molti stanno semplicemente facendo la scelta meno peggiore, ammesso che infine non si asterranno proprio dal farla; o si può talvolta parlare di un’introspezione profonda che però al momento non trova un confronto e un conforto sincero nello stato dell’arte delle cose; o di altri amletici conflitti dovuti ai rischi dello “scendere in guerra” sul nuovo campo di battaglia così come disegnato dalla Riforma.

A questo punto la questione si fa davvero amletica, perché ogni valutazione richiede uno sforzo superiore e difficilmente concretizzabile. Tuttavia, se volessimo provare a indirizzare una possibile risposta, prendendo in mano il codice del Terzo settore e non il teschio di Yorick, il buffone di corte, potremmo articolare un ragionamento su tre livelli:

1) su un livello astrattamente di senso: l’associazione decide, con consapevolezza, di abbracciare l’intento del Legislatore quando ha deciso di riformare il settore del no profit e quindi, in nome di un bene superiore, va in quella direzione scegliendo una strada più trasparente e controllata da un lato, ma più agevolata e incentivata dall’altro.

2) su un livello puramente economico/fiscale: l’associazione vuole usufruire dei vantaggi che il Legislatore ha deciso di concedere agli enti del Terzo settore (5 per mille, bandi, donazioni scaricabili, convenzioni, ecc.) e quindi sa che, per stare al gioco, deve rispettarne le regole. Piaccia o non piaccia. In primis modificando lo statuto, poi con tutto il resto che ne deriva.  

3) su un livello tangibilmente operativo: un vincolo di Legge determina la natura dell’associazione che prende una decisione in base alle attività concrete che fa, vale a dire sulla base di quello che oggi fa e domani potrà o non potrà più fare secondo la nuova normativa. La scelta è di sponda quindi, ma almeno è una scelta ponderata e quindi, si auspica, anche sensata.

Sperando naturalmente che non tutti gli enti facciano la fine dei personaggi della tragedia, come ieri per l’eroe cantato dal Bardo così oggi per ogni associazione… ETSsere o non ETSssere questo è il dilemma!

 Ps: si ringrazia Stefano Farina del CSV di Monza Lecco Sondrio per la raffinata collaborazione

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Autore: Luca Masera