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03
2019

Debora Ferrari, una contaminatrice seriale che ama la parola

Una contaminatrice seriale che ama la parola, l’arte, le bellezze del territorio e che ha fatto da madrina a tantissime iniziative, ma che più di tutti ha legato il suo nome al progetto Game Art Gallery, sdoganando nel 2011 alla Biennale di Venezia la forma di arte che va sotto il nome di Game Art, ovvero la produzione artistica dei game designer, veri e propri artisti che si misurano con una forma artistica profondamente contemporanea.

Debora Ferrari, varesina di nascita, studi classici al Cairoli e corso di laurea in lettere-arte contemporanea sotto la guida di Luciano Caramel, ha attraversato la sua gioventù negli anni ’80, mettendo da subito a frutto la sua passione per l’arte e la cultura. La sua scrittura è infatti diventata molto presto giornalismo e la ha portata ad occuparsi di arte, letteratura e turismo, grazie a collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e internazionali. Nella sua vita – da sempre – c’è stato spazio anche per organizzare mostre ed eventi e per seguire la nascita di quelle che oggi definiremmo start-up museali. E poi ancora ci sono stati poesia e teatro, il tutto prediligendo sempre la contaminazione delle diverse forme di espressione artistica e culturale.

«La parola è il collante che tiene insieme la mia storia: una storia fatta di ispirazioni e di conoscenza». Così dice di sé Debora, arrivata a Vitamina C trovandovi da subito un luogo adatto a lei.

Il nome di Debora Ferrari, in ambito locale, si associa a Itinerarte – pubblicazione che ha curato per la Provincia di Varese: una guida ai circuiti museali e ambientali del territorio varesino. “Ho realizzato questo lavoro negli anni in cui le ricerche si facevano sul campo, andando per biblioteche ed emeroteche – racconta Debora – mettendo una cura maniacale nel controllo delle fonti”.  E poi il racconto di Debora prosegue con l’esperienza di Preziosità da Vivere, calendario che ha curato sempre per la Provincia di Varese inanellando 200 appuntamenti tra spettacolo arte e cultura dislocati sul territorio in chiese, cortili, castelli, dimore storiche e parchi. Al Chiostro di Voltorre con la sua cooperativa Fabbrica Arte sviluppa un modello imprenditoriale di gestione di un patrimonio artistico attraverso l’organizzazione di mostre ed eventi.  Nella sua vita incrocia artisti e critici d’arte collabora con biblioteche, musei e università si sposta da Varese e vive la dimensione propria della cultura, che per sua natura è aperta. “Il mio tratto distintivo? È sempre stato quello di creare connessioni e relazioni”.

«Essendo nomade di vocazione – racconta Debora – nel 2003 mi trasferisco in Valle d’Aosta, dove porto con me tutto il mio bagaglio di conoscenze. Qui nasce nel 2008 il marchio editoriale TraRari TIPI che si occupa della pubblicazione di libri e cataloghi legati all’arte».  Ed è proprio in questo periodo che comincia l’interesse per la Game Art, ovvero per tutto quel mondo artistico che sta dietro alle grafiche dei videogiochi. Un mondo poco conosciuto, ma ricchissimo al quale Debora dedica una prima mostra in Valle d’Aosta nel 2009 per poi approdare alla Biennale di Venezia con “Neoludica. Art is a game”. Caleidoscopio di immagini, contaminazioni artistiche e soluzioni video sono parte delle istallazioni che Debora propone per fruire un’arte che fatica a stare dentro a una cornice e che si scopre piena di rimandi al mondo classico e ai beni culturali del nostro Paese.

Dopo 13 anni in Valle d’Aosta, Debora è tornata a vivere nella sua terra, riportando con sé ancora tanti progetti e mille idee. Come ha trovato il Varesotto? “Sempre bellissimo – risponde – e sempre troppo poco valorizzato e conosciuto da chi vi abita”. Un punto di debolezza forse, ma anche una sfida per una persona come lei.

 

Autore: Paola Provenzano

Mi occupo di comunicazione e dello storytellling di ciò che accade dentro e attorno all’Hub. Sono giornalista professionista: per lavoro e per mia natura sono uno spirito critico e non ho mai smesso di studiare. Mi piace raccontare storie.