08
06
2017
Analisi della situazione culturale a varese, attraverso qualche dato.

CULTURA – QUALCHE DATO SU VARESE

Provo di seguito a fotografare la vivacità culturale varesina. Non è un’operazione scontata o priva di parzialità, i dati utili in circolazione non sono molti e sono molto spesso riferiti al territorio provinciale e non cittadino, con tutto quello che questo comporta in termini di approssimazione nelle conclusioni che vi si traggono.

Varese sconta per di più il fatto che in città non vi siano musei o aree archeologiche statali, pertanto la città non compare in molte rilevazioni del Mibact, e che Regione Lombardia abbia fortemente ridotto la raccolta ed elaborazione di dati: l’ultima pubblicazione del rapporto “I numeri della cultura” risale al 2013. Più in generale, la mancanza di dati completi ed esaustivi sulla spesa pubblica e privata per la cultura raccolti su base regolare, rappresenta un buco nero nel sistema delle politiche culturali italiane e ha ostacolato la costituzione di sinergie tra le diverse fonti di finanziamento. A differenza di altri paesi europei, dove direttamente i Ministeri della cultura (Francia, Spagna) o, in alternativa, gli Istituti nazionali di statistica (Germania) sono responsabili della regolare raccolta dei dati, almeno per la spesa pubblica culturale a tutti i livelli di governo, in Italia tali informazioni sono raccolte ed elaborate da organizzazioni di ricerca, talvolta pubbliche talvolta private, in maniera non continuativa. Detto questo, proviamoci, attingendo da fonti eterogenee e senza un’eccessiva pretesa di scientificità.

Tanti numeri

Una visione generale di come si vive in città ce la dà Il Sole 24 Ore attraverso l’indagine Qualità della vita, in cui classifica la vivibilità delle province italiane utilizzando diversi indicatori. Nella classifica 2016 Varese si piazza 52° su 110 province territoriali (1° Aosta, 2° Milano, 3° Trento), terzultima tra le lombarde (5° Sondrio, 29° Bergamo; 32° Lecco, 40° Como, 41° Monza e Brianza, 45° Brescia, 47° Cremona, 50° Mantova, 72° Lodi, 74° Pavia). Un risultato mediocre, che migliora un po’ guardando gli indicatori economici: pur piazzandosi solo 58° dal punto di vista di affari, lavoro e innovazione, la provincia esprime ancora, nel quadro nazionale, un certo benessere materiale: è 7° per spesa in beni durevoli per famiglia, 8° per livello medio delle pensioni, 12° per spesa totale dei turisti stranieri,  30° per Pil pro capite; 37° per valore dei depositi bancari pro capite, 86° per canoni di locazione (in questo caso il valore è negativo: di fatto ci piazziamo 24° nella categoria “affitti alti”, con un canone mensile medio pari a 790 euro). Dal punto di vista dell’offerta culturale, la provincia è 32° per numero di sale cinematografiche ogni 1.000 abitanti e solo 103° per numero di librerie ogni 100mila abitanti. In generale, la lettura non sembra avere troppi fan a Varese. L’Annuario statistico provinciale ci dice che, nel 2014, la provincia si piazza al quarto posto, tra le 12 province lombarde, per numero totale di biblioteche e consistenza totale del patrimonio documentario (a finire sul podio sono Milano, Bergamo e Brescia) ma il numero di biblioteche ogni 10.000 abitanti è mediamente maggiore in Lombardia che non a Varese. Varese è sesta su dodici per numero di prestiti ogni mille abitanti, settima per numero di documenti acquistati ogni mille abitanti, ottava per rapporto tra numero di volumi e abitanti ed è solo decima per incidenza dell’acquisizione di nuovi documenti sulla spesa totale. Per dirla in parole povere, di biblioteche e libri ne abbiamo, ma siamo in tanti in provincia e quindi ciascuno di noi ha a portata di mano, nelle biblioteche del territorio, un po’ meno libri degli altri lombardi. E questi libri, in proporzione, stanno diventando sempre meno. Si preferisce, o è necessario, acquistare altro. Anche perché, diciamo tutto, la scelta non dà forse troppo nell’occhio, in biblioteca non ci vanno poi così in tanti: sempre nel 2014 la biblioteca civica di Varese ha registrato 35.804 visite e realizzato 57.283 prestiti, contro le 102.310 visite e i 97.777 prestiti della biblioteca civica di Como.

Per quanto riguarda i musei, dalla lettura dei dati e delle informazioni messe a disposizione da Regione Lombardia sappiamo che in provincia vi sono ben 28 i musei o raccolte museali riconosciute, più o meno come Brescia e Bergamo, mentre a ospitarne un numero maggiore è solo Milano (45). Quattro i siti seriali Unesco presenti in provincia: Monte San Giorgio (Clivio, Besano, Viggiù), Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino (Varese, Bodio Lomnago, Cadrezzate); I Longobardi in Italia – i luoghi del potere (568-774 D.C.) (Castelseprio, Torba); I sacri monti del Piemonte e della Lombardia (Varese). Riducendo lo sguardo alla sola città di Varese, si contano sette musei e due beni appartenenti a siti seriali UNESCO. Decisamente niente male.
I dati relativi alla fruizione raccontano però una realtà tutt’altro che di eccellenza: i musei di Varese sono troppo poco visitati, anche se il dato è in crescita. Nell’anno da record per i musei (il 2016, in cui i musei statali hanno registrato 44,5 milioni di visitatori) i musei di Varese hanno avuto tutti insieme circa 100 mila visitatori. Tra cui, è bene ricordarlo, non pochi stranieri, mentre ancora troppi varesini non conoscono le collezioni cittadine, nemmeno quella del Conte Panza, ignorano la straordinaria ricchezza dei reperti archeologici presenti in città, disertano la scoperta di storie e persone, di Varese stessa.

Anche il dato relativo al numero di spettacoli fruiti ogni 1.000 abitanti non è esaltante, 46 a fronte di 71 in Lombardia. L’annuario dello spettacolo 2015 pubblicato da SIAE ci fornisce alcuni dati aggregati relativi all’offerta e fruizione di spettacoli dal vivo in provincia: escludendo Milano, che registra numeri decuplicati rispetto agli altri territori lombardi, sono le provincie di Brescia, Bergamo e Monza e Brianza a registrare la maggiore vivacità. Varese si piazza alle loro spalle, ben distanziata, per numero di spettacoli e di ingressi e per spesa al botteghino (19 milioni di euro contro gli oltre 36 milioni di Monza e Brianza, i 35 milioni abbondanti di Brescia e i quasi 33 milioni di Bergamo). La provincia viene poi superata anche da Mantova e Como, e si piazza dunque sesta, se consideriamo il numero di presenze, vale a dire la stima del numero di partecipanti a grandi manifestazioni ad accesso gratuito. Tipicamente i festival come il mantovano Festivaletteratura, un tipo di manifestazioni di cui, in città e provincia, molti hanno più volte sottolineato la mancanza.

Qualche eccellenza

Infine, il Rapporto Io sono cultura 2016 di Fondazione Symbola colloca la città al 12° posto nella graduatoria per incidenza delle imprese del sistema produttivo culturale sul totale delle imprese provinciali e 10° nella graduatoria per incidenza delle imprese del sistema produttivo culturale e creativo sul totale delle imprese provinciali (in entrambi i casi dietro alle altre province lombarde di Milano, che è prima a livello nazionale, Monza-Brianza, Como e Lecco). Nel rapporto, ormai attesissimo ogni anno, Varese fa bella figura per un altro motivo: nella dozzina di esperienze di artist-run spaces (spazi espositivi gestiti dagli artisti stessi) citate, ci siamo anche noi, o meglio c’è “il recente network con base a Varese costituito da Yellow, riss(e) e Surplace. Altra eccellenza, questa volta provinciale, citata è quella di Teatro Periferico, che con Case matte ha proposto un itinerario che ha toccato otto ex istituti psichiatrici in tutta Italia, con azioni teatrali e interventi di sensibilizzazione.

I talenti a Varese ci sono. Ma, diciamocelo, una realtà cittadina citata tra le “grandi” in un rapporto nazionale è motivo di soddisfazione anche se a Varese pochi la conoscono e ne frequentano gli spazi? Certamente sì per i promotori, forse un po’ meno per la città.

 

Leggi la prima parte dell’analisi qui.

Autore: JESSICA F. SILVANI

Mi occupo di politiche e progetti culturali per istituzioni pubbliche e private no profit, e della messa in rete di soggetti: cooperare è la via! Per me cultura è... qualità della vita e crescita sostenibile.