09
04
2020

Covid19: donne meno contagiate, ma le disparità di genere pesano

Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità su Covid-19, le donne presentano una minore propensione al contagio e un tasso di letalità più basso. Dai bollettini epidemiologici risulta infatti che, tra i casi segnalati al Sistema di sorveglianza integrata, il 57,6 per cento è di genere maschile e, tra i deceduti positivi, sono gli uomini ad essere maggiormente presenti per ogni fascia di età (Iss, 2020). Allo stato attuale delle conoscenze sul virus, i  motivi di queste differenze vengono sostanzialmente ascritti a differenze funzionali del sistema immunitario (Aloisi, 2020), un’analisi delle conseguenze per genere della pandemia mostra però che le donne sono comunque chiamate a sostenere oneri non trascurabili.

Infatti, è proprio il genere femminile ad essere maggiormente occupato negli ambiti posti sotto sforzo in questi giorni di emergenza, ovvero da un lato i settori sanitari, assistenziali, domestici e dei servizi e, d’altro lato, i segmenti in cui prevalgono forme di lavoro precario, tutti notoriamente female intensive (fino all’83,9 per cento secondo il GGG Report 2020). Inoltre, lo spostamento verso formule di home working comporta, nel caso delle donne, una sovrapposizione anche fisica dei compiti produttivi e riproduttivi, con conseguenti aggravi nella gestione operativa delle attività quotidiane. In più, le restrizioni e l’incertezza futura portano ad un inasprimento dei comportamenti disfunzionali personali e rischiano di peggiorare il numero dei casi totali di violenza domestica (secondo i dati EURES (2019) l’85 per cento dei femminicidi avviene in famiglia). L’attuale isolamento obbligato sta acuendo tanto le difficoltà di accesso ai centri antiviolenza e di avvio di percorsi di contrasto alla violenza sessista nelle relazioni da comportare una diminuzione dei nuovi accessi pari all’80 per cento secondo i dati fin qui rilevati (DiRE, 2020).

Complessivamente quindi anche un evento teoricamente orizzontale come l’attuale pandemia non colpisce tutti allo stesso modo, ma piuttosto mette in risalto molti vulnus preesistenti della società, come le varie forme di segregazione occupazionale su cui si auspica sarà possibile presto ragionare e porvi soluzione. Ad emergenza conclusa certamente ci aspetta un grande lavoro di ricostruzione e l’obiettivo è che coincida anche con un nuovo inizio, in cui sarà colta l’opportunità di intervenire fattivamente per realizzare la parità di genere, ricordando tra le tante riflessioni in merito ad esempio le conclusioni della Commissione Europea e del Word Economic Forum, secondo cui, la competitività economica può essere accresciuta conseguendo un migliore equilibrio tra generi nei posti di responsabilità e che solo le economie che riusciranno a impiegare tutti i loro talenti riusciranno poi a prosperare.

Autore: ELEONORA MAGLIA

PhD di Economics, attualmente svolge attività di ricerca per il Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi di Torino e collabora all’Osservatorio Nazionale sulle Politiche Sociali dell’Istituto di Ricerca Sociale di Milano. I risultati delle sue ricerche sono stati presentati in occasione di convegni accademici nazionali e pubblicati in riviste scientifiche e in volumi di ricerca collettanei.