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11
2017

CONCILIAZIONE – «Responsabilità sociale d’impresa: un approccio di genere»: a Varese un convengo per fare il punto sulla conciliazione

«Responsabilità sociale d’impresa: un approccio di genere»: la conciliazione, le famiglie, i soggetti intermedi e le istituzioni. Un convegno per fare il punto sulle donne al lavoro, su cosa fanno le imprese per tutelare la parità di genere, e per aiutare tutti i lavoratori nella conciliazione tra vita e lavoro. È stato questo il punto dell’evento organizzato lo scorso 18 ottobre a Palazzo Estense a Varese da Spi Cgil Lombardia e il suo Coordinamento Donne regionale, in collaborazione con il comune di Varese. Un convegno a cui ha partecipato, tra i relatori, anche Lucia Riboldi, presidente di Rete Giunca, portata ad esempio come buona prassi del territorio: una realtà amica di Vitamina C, che ha raccontato come la propria azione porti valore aggiunto alle aziende, migliorando il clima aziendale, che rafforza il legame di fiducia tra azienda e lavoratori e tra aziende e territorio.

Il punto di partenza degli interventi era proprio “l’approccio di genere”: perché essere donne nel mondo del lavoro è, ancora oggi e nonostante i progressi fatti, una posizione più difficile dell’essere uomini. Perché il nostro welfare, come ha ricordato nell’intervento di apertura la responsabile del Coordinamento Donne dello Spi Cgil lombardo, Carolina Perfetti, «è di impronta familista: si fonda essenzialmente sul lavoro gratuito svolto soprattutto dalle cittadine, che si trovano nel difficile ruolo di dover bilanciare lavoro ed esigenze familiari in un contesto il più delle volte ostile. La dimostrazione: la spesa sociale italiana è un terzo di quella francese, o dei paesi scandinavi».

Il problema, infatti, in un Paese che ha bisogno anche del lavoro delle donne per far ripartire la propria economia, è la cronica mancanza di servizi che permettano la conciliazione, ma anche un mondo del lavoro che è ancora troppo ancorato ai modelli della famiglia “classica”, dove è solo l’uomo a lavorare, senza dover rendere conto dei tempi della propria giornata.

Un tema sottolineato anche dai sindacalisti presenti. Come Valentina Cappelletti della segreteria regionale Cgil, che ha parlato anche di una necessità di riorganizzazione del sindacato in ottica di genere: finché il potere decisionale sarà prettamente in mani maschili, difficilmente potranno essere compresi, quindi affrontati i problemi dati dalle difficoltà di conciliazione vita-lavoro. Ma Cappelletti si è spinta più in là, chiedendosi: «Perché dovrebbero essere solo le donne a farsi carico del lavoro di cura di bambini, anziani, soggetti deboli della famiglia? Cosa viene fatto, davvero, per coinvolgere gli uomini in questo tipo di responsabilità?» Una domanda più complessa e difficile di quanto sembri, che coinvolge la visione della donna che ancora impera nella cultura italiana.

Un intervento centrato sul territorio è stato quello di Silvio Aimetti, sindaco di Comerio, che sta affrontando con il suo comune il trasferimento di Whirpool EMEA alla nuova sede di Pero. «La presidente di Whirlpool Emea, al momento di comunicarmi il trasferimento, mi ha detto che Comerio non è più “attrattiva per i talenti”. Ma se gli unici talenti che vogliono sono maschi, giovani e single, in grado di lavorare 14 ore al giorno, allora secondo me c’è da affrontare un altro tipo di problema: i talenti che vengono sprecati».

un convegno a Varese per fare il punto sulla responsabilità sociale delle aziende e i servizi di conciliazione offerti

Come rappresentante del territorio e “padrona di casa” è intervenuta anche Rossella Dimaggio, assessora ai Servizi Educativi di Varese, delegata anche alle Pari Opportunità: «Mi sono resa conto che i veri soggetti deboli sono le donne intorno ai 30-35 anni: hanno il più delle volte contratti di lavoro sconosciuti al sistema di welfare che di fatto non le considera, anche se hanno dei figli piccoli e la volontà di lavorare. È necessario un approccio nuovo, diverso, che tenga conto dei cambiamenti della società. Da parte degli enti locali sicuramente, ma anche degli altri soggetti in campo».

Un approccio nuovo è proprio quello che propone Rete Giunca: «La nostra è una rete d’impresa vera e propria – spiega Lucia Riboldi, presidente e tra i fondatori della realtà che raggruppa 13 imprese del Varesotto – nata cinque anni fa. L’idea guida era quella di creare qualcosa di nuovo, anche per dare un segnale di ottimismo e positività». E la scommessa della Rete Giunca sembra essere vincente: non solo perché alle prime realtà se ne sono aggiunte altre (le ultime, in ordine di tempo, Mazzucchelli 1849 e Vibram), ma anche per i risultati interni alle aziende: «Oggi le nostre proposte sono create anche tenendo conto delle richieste dei dipendenti. Perché siamo stati capaci di creare fiducia reciproca». Molte delle iniziative di Giunca a favore dei dipendenti riguardano il tema della conciliazione, e coinvolgono enti territoriali per dare un accesso agevolato ai servizi, dall’assistenza domiciliare per anziani e disabili ai campi estivi per i bambini. Un modo per andare incontro alle famiglie, che porta ad avere in azienda dipendenti più sereni e motivati.

Importante anche l’intervento della professoressa Luisa Rosti, economista dell’Università di Pavia, che ha dimostrato come la responsabilità sociale d’impresa sia un aspetto importante anche per le grandi corporation, che tengono molto alla reputazione verso l’opinione pubblica. Esempi classici sono Nike o Nestlé, che negli anni ’90 furono al centro di importanti campagne di boicottaggio da parte dei movimenti “no global”, ma anche le più recenti Google o Facebook, che vogliono comunque far passare l’immagine del “posto di lavoro ideale”. «Il problema poi – ha concluso la docente – è andare a verificare se e quanto questa immagine propagandata corrisponda alla realtà».

Autore: CHIARA FRANGI

Giornalista “2.0”, la mia passione e professione è la comunicazione per il sociale. Associazioni no profit, realtà del welfare, progetti per la crescita del territorio dal punto di vista culturale, sociale, di rete: sono le realtà di cui mi occupo. Dopo diversi anni come cronista locale, ho deciso di mettere a disposizione la mia professionalità per quelle realtà che si occupano di persone, ambiente e cultura. Racconto le loro storie attraverso giornali, siti web, social media, cercando di presentarle sempre dal punto di vista più attrattivo per chi normalmente non si interessa di questi temi. Comunicazione che è ufficio stampa, riorganizzazione dello story telling, ma anche organizzazione eventi.