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2017
Marco Fazio, legacoop e Libera, ci racconta la storia degli spazi confiscati alla mafia in provincia di Varese

Beni confiscati alle mafie: a Castellanza l’ultimo buon esempio di riutilizzo sociale

La legge Rognoni La Torre

Da beni esclusivi nelle mani di pochi a beni comuni, capaci di generare valori e relazioni, a disposizione di una comunità per il riscatto sociale, il lavoro, la solidarietà. Colpendo le criminalità organizzate nell’aspetto così prezioso del consenso.
E’ questo l’obiettivo della legge 109/96 sul riutilizzo sociale di immobili e terreni confiscati alle mafie. Una conquista di civiltà nata dall’impegno di politici precursori come Pio La Torre e resa possibile grazie al milione di firme di cittadini raccolto nel 1995 dall’allora neocostituita associazione Libera

Ne parliamo qui perché quella legge ha prodotto effetti concreti in termini di economia civile, sussidiarietà e reciprocità. Sono più di 550 (dato 2016) i soggetti sociali assegnatari di beni immobili in Italia: dalle cooperative che producono vino, olio, pasta e molto altro alle associazioni che si occupano di aggregazione giovanile. E poi rigenerazione urbana, inserimento lavorativo, tutela ambientale, promozione della cultura, servizi alla persone… insomma, in questi ventuno anni si è dimostrato come la legalità convenga e come anche dalle situazioni più difficili e complesse possano nascere progetti di sviluppo e coesione territoriale.

Un percorso non esente da criticità, a partire da tempi, procedure e capacità di assegnazione, ma talmente innovativo da essere stato preso a modello in Europa. E ancora capace di spostare più in là l’asticella: il Codice Antimafia, approvato dal Parlamento pochi giorni fa, ha esteso la confisca e il riutilizzo dei beni anche ai condannati per corruzione, come Libera chiedeva dall’origine.

 

In provincia di Varese

Oltre ottanta beni confiscati in provincia di Varese, di cui più di quaranta nella città capoluogo. Anche nel nostro territorio sono nate esperienze meritevoli e coerenti con lo spirito della legge, come:
Casa Caracol a Venegono Superiore: un appartamento gestito dalla cooperativa sociale L’Aquilone che accoglie giovani maggiorenni usciti da comunità di recupero.
– L’asilo nido della cooperativa Avalon in una villa con giardino a Lonate Ceppino.
– Un’ex pizzeria ora luogo di socializzazione e autonomia per persone con sindrome di down o parkinson a Cassano Magnago grazie ad Aspi e +21.

 

A Castellanza l’ultima arrivata

Officina Casona è una cooperativa di under 30, un’impresa sociale da poco attiva nel Varesotto ma già capace di farsi notare, con una mission molto chiara:
Accogliere persone di diverse culture per favorire autonomia, integrazione e autorealizzazione.
Creare progetti e prodotti utili, belli e sostenibili attraverso il recupero di materiali.
Condividere idee e relazioni per generare umanità.
Parallelo. Prodotti da scappati di casa” è il progetto che hanno promosso in un immobile confiscato a Castellanza: uno spazio dedicato a formazione, socialità e creatività.

Difficile dare un senso migliore al concetto di riutilizzo sociale.
Impossibile non fare gli auguri ad Officina Casona.

 

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Autore: MARCO FAZIO

Appassionato di comunicazione sociale, economia civile e sostenibilità ambientale, sono referente provinciale di Legacoop, coordinatore regionale Altromercato e amministratore della cooperativa sociale Mondi Possibili. Faccio parte di diverse associazioni del territorio, tra cui Legambiente, Libera e Fiab. In sintesi, “faccio cose, vedo gente”. Ma sto anche volentieri sul divano a guardare partite di tennis. Se non sono a Vitamina C, in giro per lavoro o per piacere o, appunto, sul divano, probabile sia seduto in una pasticceria.